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mercoledì 6 marzo 2013

Fumare da giovani aumenta il rischio di osteoporosi

mercoledì 31 ottobre 2012

Se le donne smettono entro i 30 vivono dieci anni di piu


Per smettere di fumare non è mai troppo tardi: la salute ci guadagna comunque. Meglio, però, chiudere con il vizio il prima possibile, soprattutto per le donne. Uno studio pubblicato su Lancet dai ricercatori dell'University of Oxford condotto su 1,3 milioni di donne nel Regno Unito ha infatti calcolato che le giovani donne che smettono di fumare entro i 30 anni allontanano definitivamente i rischi di mortalità per malattie legate al tabacco, quelle che si fermano intorno ai 30 perdono in media, rispetto alle non fumatrici, un mese di vita e quelle che, invece, riescono a ravvedersi entro i 40 muoiono un anno più giovani delle coetanee che non hanno mai acceso una «bionda». Le rappresentanti del gentil sesso che continuano a fumare, invece, muoiono in media 11 anni più giovani di chi non ha mai iniziato.

Reclutate tra il 1996 e il 2001 le donne - tutte nate tra il 1938 e il 1960, fumatrici (20%), ex-fumatrici (28%) e non fumatrici (52%) - sono state classificate in base all'età, al numero di sigarette fumate ogni giorno - se fumatrici - o in base agli anni in cui avevano smesso di fumare - se ex fumatrici - e poi riesaminate 3 e 8 anni dopo la fine dello studio.

I dati hanno dimostrato che anche coloro che fumano meno di 10 sigarette al giorno hanno maggiori probabilità di morire prima per malattie legate al fumo rispetto alle non fumatrici, e che a fare la differenza è il tempo trascorso a fumare, più che il numero di sigarette: «Fumare 10 sigarette al giorno per 40 anni è molto più pericoloso che fumarne 20 al giorno per 20 anni, e anche se si fuma solo qualche sigaretta al giorno si ha il doppio delle probabilità di morire durante la mezza età», spiega Richard Peto, uno degli autori allo studio, mentre - spiega - risulta più complesso misurare il rischio per la salute provocato dal «fumo sociale», che generalmente consiste in un paio di sigarette a settimana - in occasioni, appunto, di socializzazione.

Dai dati è emerso, spiegano i ricercatori, che l'eccesso di mortalità tra i fumatori rispetto ai non fumatori è principalmente dovuto da malattie che, come il cancro del polmone, possono essere causate dal fumo. Dal confronto con i tassi di mortalità britannici nazionali è emerso che i tassi di mortalità triplicano tra chi ha il vizio del fumo, che prima dell'80° compleanno muoiono in media il 22% dei non fumatori e il 53% dei fumatori, e che questi ultimi vivono in media 11 anni in meno.

di Miriam Cesta (29/10/2012)

FONTE: salute24

mercoledì 17 ottobre 2012

IL FUMO IN MACCHINA E' LETALE

In auto le concentrazioni di particelle nocive aumentano sensibilmente


Respirare fumo di sigaretta in macchina è molto più pericoloso che farlo in qualsiasi altro luogo e fa addirittura più male dei fumi di scarico delle automobili. A sostenerlo è uno studio dell'Università di Aberdeen, in Scozia, pubblicato sulla rivista Tobacco Control.
Le concentrazioni di particelle, ovvero l'insieme di sostanze sospese in aria come metalli, particelle carboniose, fibre ecc., sono centuplicate nell'abitacolo di un guidatore che fuma. I ricercatori scozzesi hanno analizzato 17 guidatori, fra cui 14 fumatori, nel corso di 104 viaggi in auto di durata variabile fra i 5 e i 70 minuti. Gli autori della sperimentazione hanno misurato i livelli di particolato una volta al minuto nell'area posteriore del veicolo, dove si posizionano di solito i bambini. Da una media di 7,4 microgrammi di polveri per metro cubo d'aria nelle auto dei non fumatori si passava agli 85 microgrammi per metro cubo nelle auto dei fumatori accaniti, con punte di 880 microgrammi a seconda del numero di sigarette fumate.
"I bimbi sono più a rischio - spiegano gli scienziati - a causa di una maggior frequenza respiratoria, di un sistema immunitario meno sviluppato e del fatto che spesso sono troppo piccoli per avere la possibilità di spostarsi a seconda della direzione del fumo, in modo da evitarlo". 
Alcuni esperti della British Medical Association, l'Associazione dei medici inglesi, hanno proposto il divieto assoluto di fumare in macchina.
Secondo gli esperti inglesi, quando si fuma in macchina le concentrazioni di particelle nocive sono 27 volte più alte di quelle che si registrano nelle case di chi fuma, e 20 volte più alte rispetto ai locali pubblici, nei paesi in cui non esistono divieti in tal merito. Il problema sono le dimensioni ridotte dell'abitacolo rispetto alle case e la presenza di materiali che trattengono più a lungo le particelle pericolose per l'organismo, in primo luogo la tappezzeria dell'automobile. Con una frase solo apparentemente provocatoria, i medici inglesi ammoniscono: “sarebbe più sicuro deviare il tubo di scarico dell'auto all'interno dell'abitacolo che fumare in macchina".

17/10/2012 Andrea Sperelli

( Fonte: www.italiasalute.it )

lunedì 31 ottobre 2011

Sigarette radioattive , ci mancava solo questa.

SIGARETTE
RADIOATTIVE!!!

Che le sigarette facessero male si sapeva da un pezzo. Ma mai nessuno avrebbe pensato che fossero addirittura radioattive! Si, avete capito bene, stiamo parlando proprio di sigarette radioattive!

Circa 50 sostanze che vengono aspirate quotidianamente attraverso le sigarette sono radioattive, ma a creare sconcerto è la volontà delle aziende che hanno preferito tacere e non rivelare questa problematica. La denuncia arriva dai ricercatori dell’Università di Los Angeles su Nicotine and Tobacco Research. Fin dagli anni ’50 l’industria del tabacco aveva raccolto e segregato nei suoi archivi le prove di ciò che la presenza di questa sostanza significasse per la salute. Era giunta a quantificare il rischio a lungo termine: ogni 1.000 fumatori abituali sono almeno 120 i morti in più ogni anno per tumore del polmone che si possono attribuire direttamente all’emissione radioattiva. Ma solo nel 1998 è risultato chiaro che le informazioni fornite dall’industria del tabacco sono state per decenni fuorvianti e incomplete e solo le nostre successive verifiche hanno confermato la dimensione del rischio”, queste le parole di Hrayr Karagueuzian, uno dei responsabili di questo studio.
L’elemento incriminato e altamente dannoso sarebbe il Polonio 210 che è presente sulle foglie del tabacco. Marie Curie e suo marito Pierre Curie, ne descrissero le caratteristiche. “Studiando medicina si impara che le particelle alfa hanno una bassa capacità di penetrazione nei tessuti e raggio di azione corto, cioè i loro effetti si esauriscono a brevissima distanza dal punto in cui si depositano. Tali caratteristiche rendono queste particelle adatte per alcuni tipi di radioterapia locale, ma è tutt’altro che tranquillizzante immaginare un parallelo tra questa applicazione terapeutica e il loro arrivo, se veicolate dal fumo di sigaretta, sul tessuto polmonare sano.  Oltretutto, la loro emissione si attenua piuttosto lentamente: ci vogliono circa quattro mesi perché l’attività si dimezzi, un tempo considerato breve dai fisici che ragionano in termini di anni e a volta di secoli o millenni, ma decisamente lungo in un’ottica medica”, ha commentato a riguardo Alessandro Oliva, specialista in Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Ospedale Mauriziano di Torino.
Una tecnica di trattamento del tabacco, risalente al 1980, sarebbe in grado di rimuovere il polonio, e quindi fare in modo di rendere le sigarette innocue, per quanto riguarda l’emissione radioattiva. Tale tecnica non è mai stata comunque applicata poiché  il processo modificherebbe a livello chimico la nicotina. questo andrebbe ad incidere a livello cerebrale e il momento di gratificazione che il fumatore riceve non l’accendere una sigaretta non ci sarebbe più. Tutto questo avrebbe portato ad una carenza della dipendenza e quindi ad un crollo delle vendite per le grandi industrie.
FONTE: Sabrina Spagnoli - redazione Romatg24.it

lunedì 17 ottobre 2011

Mozziconi di sigaretta

INQUINAMENTO.
Mozziconi di sigaretta: rifiuti tossici per l’ambiente e la salute

I mozziconi di sigaretta, gettati via dagli 1,5 miliardi di fumatori nel mondo, sono tanto inquinanti e pericolosi per l’ambiente e per la salute quanto i rifiuti industriali.
Purtroppo, a giudicare soltanto dalla quantità che vediamo dispersa nelle nostre strade, sembrano essere molto rari quei fumatori che si preoccupano di gettare la cicca della sigaretta nei cestini. C’è addirittura chi non si fa scrupoli a gettarla nel mare: nel Mediterraneo, per esempio, rappresentano il 40% dei rifiuti (il 9,5% sono bottiglie di plastica, l’8,5% sacchetti di plastica, il 7,6% lattine di alluminio).

Di questo argomento si è discusso lo scorso 21 Gennaio presso la sede ENEA di Roma, durante la giornata di studio “L’impatto ambientale del fumo di tabacco. Le cicche di sigaretta: un rifiuto tossico dimenticato”.

Accendere una sigaretta significa immettere in ambiente più di 4000 sostanze chimiche ad azione irritante, nociva, tossica, mutagena e cancerogena. Una parte di queste sostanze chimiche resta nel filtro e va a contaminare quella parte di sigaretta non fumata che comunemente chiamiamo cicca o mozzicone. Nelle cicche, quindi, è possibile trovare moltissimi inquinanti: nicotina, benzene, gas tossici quali ammoniaca e acido cianidrico, composti radioattivi come polonio-210, e acetato di cellulosa, la materia plastica di cui è costituito il filtro.

Lo studio ENEA - AUSL di Bologna mette proprio in evidenza il potenziale nocivo delle cicche di sigarette. Il lavoro valuta il carico inquinante delle cicche di sigaretta sul territorio italiano, argomento sul quale esiste un vuoto culturale e normativo. Sebbene il carico nocivo di ogni cicca sia basso (dell’ordine di milligrammi), il fattore che amplifica il problema è l’elevato numero di cicche prodotte.

La valutazione si basa su: il numero di fumatori (13 milioni), il numero medio di sigarette fumate da ciascuno (15 sigarette al giorno), i quantitativi di alcuni agenti chimici presenti in ogni cicca e il numero complessivo di cicche immesse in ambiente ogni anno (72 miliardi di cicche/anno).

Tenuto conto del potere filtrante dell’acetato di cellulosa (filtro) è comunque possibile affermare che il carico nocivo immesso in ambiente con i mozziconi di sigaretta è alquanto rilevante.
Nicotina
324 tonnellate
Polonio-210
1872 milioni di Bq
Composti organici volatili
1800 tonnellate
Gas tossici
21,6 tonnellate
Catrame e condensato
1440 tonnellate
Acetato di cellulosa
12240 tonnellate
Lo studio sottolinea inoltre che non esistendo normative nazionali che ne limitino la dispersione in ambiente, ma solo singole iniziative da parte di alcuni comuni più attenti, la maggior parte delle cicche imbrattano il suolo o finiscono nelle fogne e nelle acque superficiali contaminandole. Da tutti questi fattori emerge la necessità di classificare le cicche come un rifiuto tossico per l’ambiente e trattarle come tale.
I comuni, gli amministratori locali, i datori di lavoro dovrebbero non solo emanare norme di comportamento, ma anche installare, come accade per altre tipologie di rifiuti, appositi raccoglitori per i mozziconi di sigaretta.
Il problema, è evidente, va affrontato da vari punti di vista, coinvolgendo diversi attori e notevoli risorse finanziarie. La sua risoluzione resta comunque legata intimamente al modo di agire dei fumatori: non basta ridurre il consumo di sigarette ma è necessaria l’adozione di comportamenti resposabili e rispettosi della propria e altrui salute.
Inoltre, è utile ricordare che l’Agenzia per la protezione dell’ambiente della California ha classificato il fumo di tabacco come un inquinante tossico dell’aria.
Non dimentichiamo, poi, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il fumo come la principale causa mondiale di malattia e di morte prevenibile.
FONTE: PLEF.ORG

venerdì 23 settembre 2011

Smettere di Fumare AIUTA IL SESSO...


Ci sono tante buone ragioni per smettere di fumare, a queste molteplici ragioni, si aggiunge oggi un nuovo motivo che sicuramente invoglierà molti uomini a smettere di fumare, magari con l’aiuto di cerotti alla nicotina, come hanno fatto i 65 pazienti studiati in questa ricerca svolta presso l’Università del Texas di Austin.
65 volontari si sono offerti per aiutare il mondo della ricerca scientifica e solamente venti di loro ne hanno ottenuto dei risultati importanti. Per otto settimane queste sessantacinque persone, hanno smesso di fumare grazie all’aiuto di alcuni cerotti alla nicotina. Gli scienziati hanno analizzato la funzione erettile del corpo e il desiderio sessuale dei pazienti prima dell’inizio del programma, successivamente è stato effettuato lo stesso controllo a metà del programma per smettere di fumare, per poi verificare il tutto alla fine del programma.
45 dei volontari, hanno continuato a fumare, mentre i restanti 20 volontari avevano smesso da almeno una settimana. Quest’ultimi venti hanno mostrato unmiglioramento della funzionalità erettile rispetto a quanto hanno manifestato gli altri volontari, inoltre hanno evidenziato un aumento della libido.

E’ la prima volta che viene certificata l’associazione fumo e qualità dell’attività sessuale. La dottoressa Lydia Bazzato, una degli autori della ricerca, ha spiegato che “Tutti gli uomini, anche quelli che non hanno diagnosi di disfunzione erettile, potrebbero trarre benefici dallo smettere di fumare”.
Insomma, smettere di fumare oltre che evitare problemi respiratori, può aiutare anche la vita sessuale e di conseguenza la vita di coppia. Voi cosa pensate di fare? Smetterete di fumare dopo questa notizia?

FONTE:
www.medicinalive.com

martedì 20 settembre 2011

Smettere di fumare aumenta il rischio diabete

Smettere aumenta il rischio diabete

Mercoledí 06.01.2010 12:21

Smettere di fumare è, o dovrebbe essere, l'obiettivo di tutti i fumatori accaniti, per salvaguardarepolmoni e salute. Ma dall'Inghilterra arrivano oggi i risultati di uno studio-shock: chi smette di fumare ha un rischio notevolmente maggiore rispetto ai non fumatori di sviluppare il diabete di tipo due. I ricercatori dell'istituto inglese John Jopkins, nello studio pubblicato su The Annals of Internal Medicine, hanno scoperto che gli ex fumatori, nei primi sei anni senza sigarette, corrono addirittura il 70% di rischi in piu' di diventare diabetici rispetto a chi non fuma.

Questo perché chi abbandona il vizio del tabacco tende a trovare rapidamente un sostituto, che quasi sempre e' il cibo. Ingrassando e mangiando male, dolci soprattutto, il diabete di tipo due, cioe' quello di origine alimentare (a differenza del tipo uno che e' congenito) e' in agguato. Gli studiosi della Johns Hopkins specificano, e non potrebbe essere altrimenti, che questo non vuol dire assolutamente che non si deve smettere di fumare, anzi. "Se fumi, devi smettere. Questa e' la cosa giusta da fare", scandisce la ricercatrice Jessica Yeh. "Ma chi smette deve stare molto attento al peso". Lo studio, basato su 10.892 adulti di mezza eta' seguiti per un periodo fino a 17 anni, ha scoperto che il rischio di sviluppare diabete di tipo due e' piu' alto nei primi tre anni dopo lo stop al fumo. Circa l'1,8% di chi ha smesso ha sviluppato il diabete ogni anno, durante questo periodo. Mentre se non lo si sviluppa fino a 10 anni dopo aver smesso di fumare, i rischi di diabete tornano nella norma.

Chi continua a fumare, al contrario, ha un rischio di diabete maggiore del 30% rispetto ai non fumatori. Il fumo fa venire il diabete, insomma, ma smettere senza tenere sotto controllo la linea ci mette ancora piu' a rischio. Non a caso in media, durante i primi tre anni di studio, chi ha smesso di fumare ha guadagnato circa 3,8 chili di peso. Il diabete di tipo due, se non trattato, puo' provocare malattie gravi, e complicanze come cecita', insufficienza renale e danni al sistema nervoso. Uno dei principali fattori di rischio e' proprio il sovrappeso, tanto che l'aumento dell'obesita' in tutto il mondo sviluppato e' coinciso con un grande aumento della diffusione del diabete.


FONTE: Affaritaliani.it

giovedì 8 settembre 2011

Un pò di arte...

Forse è il momento...di smettere.
Autore: Aina Lorenzo

Un pò di arte...

Mi pare ovvio il significato...
Autore: Aina Lorenzo

Il Fumo nuoce...



Come dire...il fumo nuoce alla salute, tenete questa immagine come sfondo del vostro computer o sul vostro smartphone, potrebbe aiutarvi a riflettere.
Autore: Aina Lorenzo